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Storytelling: dalla crossmedialità alla transmedialità

Storytelling è la parola d’ordine quando si vuole comunicare un brand, un prodotto o servizio. Fare storytelling significa raccontare una storia, rendere partecipe chi ci legge di un racconto che coinvolge, trasmette valori e crea un legame tra l’azienda e il pubblico. Ma purché lo storytelling sia vincente, non ci si può limitare ad usare un unico mezzo. Scegliere unicamente i social network per una campagna di comunicazione è una scelta miope, così come può essere controproducente utilizzare lo stesso messaggio per tutti i media.

Quali canali è meglio sfruttare per fare storytelling aziendale? Come si può veicolare la storia dell’azienda all’interno dei diversi media? Cerchiamo di fare chiarezza.

L’approccio più diffuso e, per certi versi, più semplice è quello dello storytelling crossmediale. Lo stesso contenuto viene veicolato attraverso diversi canali di comunicazione. Ma si possono utilizzare dei piccoli accorgimenti per non risultare banali ed evitare di annoiare chi legge.

  • Adattare il linguaggio al mezzo: ogni canale di comunicazione ha il suo linguaggio, dunque, il messaggio, per essere efficace, deve venire declinato in modo adatto al contesto.
  • Inserire elementi di varietà, soprattutto se il tuo pubblico ti segue su più canali: il rischio, altrimenti, è quello di annoiare.
  • Identificare il target di riferimento: è necessario sapere con quali buyer personas si sta interagendo, quali sono le sue caratteristiche e cosa si aspetta

Entrare nel campo dello storytelling transmediale è più difficile. Nel libro di Henry Jenkins del 2006 “Cultura convergente” si legge che lo storytelling transmediale è «un processo nel quale gli elementi integrati di una narrazione vengono sistematicamente separati e diffusi tramite diversi canali di comunicazione, con lo scopo di creare una esperienza di intrattenimento unificata e coordinata. Idealmente, ogni media dà un contributo unico allo sviluppo della storia».  In questa forma narrativa, dunque, ogni canale offre agli utenti un pezzetto del puzzle che costruisce la storia dell’azienda. Lo storytelling transmediale si può sviluppare integrando canali online e offline e permette un alto grado di interazione da parte degli utenti. Anche per lo storytelling transmediale serve una strategia per cercare di non confondere il pubblico.

  • La storia deve essere ben strutturata e facilmente riconoscibile: gli utenti devono poter vivere diverse esperienze sui vari canali, ma la storia deve essere comprensibile anche quando al pubblico manca qualche pezzo del puzzle. Ogni messaggio deve arricchire lo storytelling, ma deve essere anche fruibile in modo autonomo.
  • È necessario generare interesse: per spingere gli utenti a interagire sulle diverse piattaforme la storia deve essere convincente, deve saper coinvolgere e offrire al target di riferimento ciò che sta cercando. Per fare questo bisogna conoscerlo molto, ma molto bene.
  • Il passaggio tra un media e l’altro deve essere facile: per generare lead, aumentare il coinvolgimento e fidelizzare gli utenti, la comunicazione transmediale deve essere percepita come una struttura semplice e fluida.
Social media marketing

Social media marketing: tre errori da evitare nel 2019

Oggi, che tu sia un’azienda consolidata o una startup, il social media marketing non è una delle tante opzioni per promuoversi sul mercato. È una vera e propria esigenza. Molte imprese hanno compreso l’efficacia del social media marketing per raggiungere e comunicare con i propri clienti, ma lo fanno in modo sbagliato.
Ecco i tre principali errori di social media marketing da non portare nel 2019.

1 – Non definire un target preciso

Avere un target definito è probabilmente l’aspetto più importante per un’attività. Sapere a chi rivolgersi è uno dei primi passi per costruire qualsiasi piano di comunicazione. Si possono avere idee innovative, prodotti/servizi infiniti e persino un logo fighissimo, ma non servono a nulla se non si sa a chi indirizzarli. Solo dopo aver indentificato un target preciso si potranno mettere a punto le strategie di marketing e convogliarle verso quel preciso gruppo di persone. Conoscere il pubblico di riferimento ti aiuterà a costruire i messaggi, i post sui social media, i contenuti del blog, le newsletter e le conversazioni in rete.

2 – Disperdere “energie” su troppi canali social

Avere più di un profilo sui social network, e magari postare gli stessi contenuti, può essere controproducente: non solo vi farà perdere tempo e risorse ma potrebbe anche confondere il pubblico. Meglio avere un profilo unico e ben riconoscibile in ciascuna delle piattaforme social comunemente utilizzate (Facebook, Twitter, Instagram) attraverso il quale raccontarsi ed interagire con i propri followers anche quando potrebbero arrivare dei feedback negativi. Cogli l’opportunità di mostrare ai clienti che ti interessano: rispondi ai commenti negativi in modo tale da convertirli in positivi, ma se non ci riesci puoi rimuovere il problema dai canali social chiedendo all’utente di mandarti un’email.

3 – Non investire nel video marketing di qualità

Pubblicare troppo o troppo poco è un errore in cui si cade spesso. Se non si aggiornano i canali social si rischia di non riuscire a costruire una relazione con i propri followers, al contrario la pubblicazione ripetitiva, soprattutto se auto-referenziale, spesso irrita il pubblico, che perde interesse. Il coinvolgimento da parte degli utenti aumenta variando la tipologia di contenuto. Per questo motivo, il video marketing, ha assunto un ruolo significativo. Entro il prossimo anno, rappresenterà probabilmente l’80% del traffico Internet globale ed è consigliabile per qualsiasi marketer investire nei video entro il 2019.